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Mongolia Interna (Neimenggu): Tra le Steppe Sconfinate di Hulunbuir, la Cultura Nomade e i Deserti del Nord
In oltre vent’anni trascorsi a esplorare la Cina, poche regioni mi hanno regalato un senso di libertà assoluta come la Mongolia Interna (Neimenggu). Questa immensa regione autonoma si snoda per oltre 2.000 chilometri lungo il confine settentrionale del Paese, abbracciando paesaggi di una varietà e di una solennità disarmanti: dalle distese erbose senza fine della steppa ai deserti dalle dune dorate, fino ai boschi di betulle dei monti Grande Khingan. Viaggiare qui significa staccare la spina dalla frenesia delle metropoli e immergersi in un'orizzonte dove la terra incontra un cielo d'un blu quasi ipnotico.
Il cuore pulsante della steppa cinese è senza dubbio Hulunbuir, situata nell'estremo nord-est della regione. Considerata una delle praterie meglio conservate al mondo, Hulunbuir durante la primavera e l'estate si trasforma in un oceano verde sconfinato, punteggiato da specchi d'acqua e armenti al pascolo. L'esperienza imprescindibile da fare qui è soggiornare in una ger (la tipica tenda circolare nomade, nota in cinese come Mongol Bao), ascoltare il canto armonico tradizionale (Khoomei) e lasciarsi avvolgere dall'ospitalità delle famiglie locali di etnia mongola, sempre pronte a offrire una tazza di tè al latte salato (Suutei Tsai) e formaggi secchi artigianali.
Se viaggiate in estate, cercate di far coincidere le date con il Festival di Naadam, la celebre celebrazione tradizionale mongola. È un evento travolgente in cui si sfidano i migliori atleti locali nei "tre giochi maschili": la lotta mongola (Bökh), il tiro con l'arco e le spericolate corse di cavalli attraverso la steppa. L'energia della folla, i vestiti tradizionali coloratissimi (Deel) e l'orgoglio culturale rendono il Naadam uno dei momenti antropologici più affascinanti dell'intera Cina.
Spostandosi verso sud e ovest, il paesaggio cambia drasticamente, cedendo il passo ai maestosi deserti della regione. Il Deserto di Badain Jaran ospita le dune sabbiose stazionarie più alte del pianeta (che superano i 400 metri d'altezza) e oltre un centinaio di misteriosi laghi di sorgente incastonati tra la sabbia dorata. Altrettanto suggestivo è il Deserto di Kubuqi, facilmente raggiungibile dalla capitale Hohhot, celebre per le sue "dune canore" che emettono un sibilo sordo quando il vento muove i granelli di sabbia.

La capitale regionale, Hohhot ("la Città Blu" in lingua mongola), rappresenta il perfetto punto di contatto tra la cultura Han, la tradizione mongola e l'eredità islamica della comunità Hui. Da non perdere una visita al Tempio Dazhao, il più antico e grande monastero buddhista lamaista della città, famoso per la sua statua di Buddha in argento alto quasi tre metri, e alla Grande Moschea di Hohhot, mirabile esempio di fusione tra architettura cinese tradizionale e motivi arabi.
Dal punto di vista gastronomico, la Mongolia Interna è il paradiso degli amanti della carne. La specialità indiscussa è l'agnello arrosto servito intero o a blocchi (Shouba Rou, letteralmente carne mangiata con le mani), speziato con cumino e peperoncino. Imperdibili anche i ravioli al vapore ripieni di carne di montone ed erba cipollina selvatica della steppa, perfetti per affrontare le rigide serate del nord.

Per muoversi nella regione, Hohhot e Hulunbuir (aeroporto di Hailar) sono ben collegate con voli diretti da Shanghai e Pechino, oltre che dai treni ad alta velocità. Tuttavia, per esplorare a fondo le praterie e inoltrarsi nei deserti, il consiglio da insider è quello di noleggiare un fuoristrada con autista locale o organizzare un itinerario su strada (road trip), l'unico modo per cogliere l'essenza selvaggia di questo territorio.
